Pensioni: chi dovrà lavorare di più dal 2027

Chi resta escluso dagli aumenti

Il governo ha scelto di tenere fuori dagli aumenti solo due categorie ben definite: i lavoratori gravosi e usuranti. Si tratta di circa 20mila persone all’anno, secondo la Relazione tecnica alla Manovra, impiegate in attività considerate particolarmente faticose, come edilizia, assistenza sanitaria, scuola dell’infanzia, servizi di igiene ambientale e lavoro su catena di montaggio.

Per questi lavoratori resta possibile l’accesso all’APE Sociale, l’assegno ponte che consente di uscire a 63 anni e 5 mesi, con un requisito contributivo variabile (30, 32 o 36 anni) e un importo massimo di 1.500 euro mensili.

Lavoratori precoci

La vera novità, e anche la più difficile da spiegare, riguarda i lavoratori precoci, cioè chi ha versato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni. La cosiddetta “Quota 41” resta in piedi, ma viene di fatto ridimensionata.

Solo una parte dei precoci viene risparmiata dagli aumenti: quelli impiegati in lavori usuranti. Tutti gli altri – disoccupati, caregiver e invalidi con almeno il 74% – dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti. Dal 2027 serviranno 41 anni e 1 mese di contributi, che diventeranno 41 anni e 3 mesi dal 2028, con ulteriori aumenti negli anni successivi se la speranza di vita continuerà a crescere.

Una tutela che si restringe

La scelta introduce una distinzione interna alla platea dei precoci che appare poco lineare: due lavoratori con la stessa storia contributiva potranno andare in pensione in momenti diversi solo in base alla tipologia di tutela riconosciuta. Una differenziazione che rischia di creare nuove disparità e contenziosi.

Taglio ai fondi per precoci e usuranti

A rendere il quadro ancora più rigido contribuisce il profilo finanziario della Manovra 2026. Le risorse destinate ai precoci vengono ridotte negli anni successivi, con 50 milioni di euro in meno nel 2033 e 100 milioni l’anno dal 2034. Anche per gli usuranti è previsto un taglio di 40 milioni di euro annui dal 2033.

Un segnale che conferma come l’innalzamento dei requisiti non sia solo una misura temporanea, ma parte di una strategia strutturale di contenimento della spesa pensionistica.

In sintesi

Dal 2027 scattano nuovi aumenti dei requisiti per la pensione legati alla speranza di vita. L’innalzamento sarà di tre mesi complessivi, distribuiti tra 2027 e 2028. Restano esclusi dagli aumenti solo i lavoratori gravosi e usuranti, mentre i precoci non vengono pienamente tutelati.

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