Partite IVA: forfettario e giovani guidano le nuove aperture
Nel primo trimestre 184.895 nuove Partite IVA, -2,2% sul 2025. Professionisti in testa e giovani oltre la metà delle aperture in forfettario.
Aperture Partite IVA in calo
Le persone fisiche rappresentano il 75% del totale e risultano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento dello 0,1%. Le società di capitali salgono al 21,1% delle nuove posizioni e crescono del 3,1%, mentre le società di persone scendono del 9,6%.
| Forma giuridica | Quota sulle aperture | Variazione annua |
|---|---|---|
| persone fisiche | 75% | +0,1% |
| società di capitali | 21,1% | +3,1% |
| società di persone | 2,6% | -9,6% |
| non residenti e altre forme | 1,3% | -72,6% per i non residenti |
Crollano i non residenti
La contrazione più forte riguarda i soggetti non residenti, costituiti in larga parte da società di commercio online. In questo segmento le aperture calano del 72,6%, un dato molto più severo rispetto alla flessione complessiva del trimestre.
La crescita delle società di capitali segnala invece una quota di iniziative che nasce con una struttura societaria più solida rispetto alla ditta individuale o alla società di persone. Il trimestre mostra quindi meno aperture nel totale, insieme a un riequilibrio tra forme giuridiche, settori e profili di attività.
Professionisti in testa, commercio in frenata
Per settore produttivo, le attività professionali registrano il maggior numero di nuove aperture, con il 19,3% del totale. Seguono sanità e assistenza sociale, al 12,5%, e commercio, al 12,3%.
Tra i dieci settori principali, che raccolgono circa l’85% degli avvii, crescono soltanto sanità e assistenza sociale e istruzione e formazione, entrambi con un aumento del 15%. La flessione più netta riguarda il commercio, a -22,4%, seguito dagli altri servizi, a -10,7%, e dall’agricoltura, a -9,8%.
Forfettario per oltre una nuova attività su due
Il dato chiave del trimestre riguarda il regime forfettario 2026. Nel primo trimestre hanno aderito al regime agevolato 104.136 soggetti, pari al 56,3% delle nuove aperture, con un aumento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La scelta è tipica di professionisti, consulenti, attività individuali e microimprese, soprattutto nella fase di avvio. Incidono l’imposta sostitutiva, gli adempimenti ridotti, la fatturazione senza IVA e la possibilità di accedere all’aliquota al 5% nei primi anni quando ricorrono i requisiti previsti.
I giovani dominano le aperture individuali
Tra le persone fisiche, la prevalenza maschile è pari al 58,8%. La componente anagrafica conferma il peso dei nuovi autonomi più giovani: il 51,6% delle aperture individuali riguarda contribuenti fino a 35 anni, mentre circa il 29% appartiene alla fascia tra 36 e 50 anni.
Rispetto al primo trimestre 2025 crescono soltanto le fasce estreme: +1,5% per i contribuenti fino a 35 anni e +3,9% per gli over 65. Le classi intermedie arretrano, con -2% tra 36 e 50 anni e -1,4% tra 51 e 65 anni. I soggetti nati all’estero generano circa il 19% delle aperture individuali, in linea con il 18,7% registrato l’anno precedente.
Nord avanti per nuove Partite IVA
La distribuzione territoriale assegna al Nord il 48,3% delle nuove aperture, al Centro il 21,2% e al Sud con le Isole il 30%. La geografia delle variazioni annue è molto differenziata e premia soltanto alcune aree.
Gli incrementi maggiori si registrano in Valle d’Aosta, con +17,4%, nella Provincia autonoma di Bolzano, con +6%, e in Friuli-Venezia Giulia, con +4,5%. Le flessioni più marcate riguardano Molise, Lombardia e Lazio, rispettivamente a -11,3%, -10,9% e -5,1%.
Ateco 2025 nel confronto tra settori
Il confronto settoriale va letto tenendo conto della nuova classificazione Ateco 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025 e adottata nelle procedure fiscali dal 1° aprile dello stesso anno. La nuova classificazione deriva dalla NACE Rev. 2.1 e ha richiesto l’aggiornamento dei dati già pubblicati sul primo trimestre 2025.
Questo elemento incide soprattutto sul commercio e sugli altri servizi, perché alcune attività sono state riclassificate. Il calo del commercio conserva quindi una rilevanza economica, con una cautela in più nella lettura statistica del confronto annuo.
